Il Filo Rosso

A cura di Paola Ragni

il Filo Rosso
racconti di vita
a cura di Paola Ragni

letture
di Patrizio Rispo
Leggi l'introduzione e la prefazione del libro

Presentazione libro "Il Filo Rosso" da TG3 Campania del 30 aprile 2011

 

Il Filo Rosso

Introduzione

Le ragioni del cuore

Sono quelle che mi hanno spinto a sostenere e portare avanti un progetto che voleva dare voce ai ragazzi che sono guariti. Sono le ragioni del cuore, quelle che mi hanno sostenuto nel percorso di malattia di mio figlio e che ora mi indicano la strada per aiutare coloro che questo percorso lo stanno appena iniziando. Infatti proprio per averlo provato in prima persona, so che il conforto maggiore può venire in special modo dalla voce e dall’esperienza di un altro genitore che ha passato prima di te quel travaglio interiore, ha provato quel dolore lacerante dal quale si pensa non si potrà mai uscire ed è per questo che ho creduto fermamente in questa idea. Sono anche queste le ragioni che quotidianamente mi supportano nella mia collaborazione con l’associazione di genitori Carmine Gallo Onlus, di cui, mio malgrado sono vice-presidente. Un’associazione che da anni, molto prima di me, è presente all’ospedale Pausilipon di Napoli a fianco degli operatori sanitari e delle famiglie per contribuire a rendere la degenza, la cura e le problematiche legate alle malattie onco-ematologiche, sempre più sopportabili dai bambini e dai loro parenti. Moltissime sono le attività e i progetti che vedono l’associazione a fianco delle istituzioni per un’alleanza terapeutica sempre più all’avanguardia.

Perciò eccoci qui ora a guardarci negli occhi, a sorridere e a gioire per questi ragazzi che sono ormai adulti e che hanno voluto raccontare le loro storie e contribuire in tal modo al successo di questa ulteriore iniziativa. Storie che potranno essere di aiuto e di speranza per altri, ma anche rinforzare in noi stessi la fiducia nel futuro. Infatti noi genitori dei ragazzi guariti, a volte, abbiamo paura anche a pronunciarla questa parola: guarigione. E’ una sorta di sottile timore, un fremito del cuore che non confessiamo a nessuno, ma che ci attanaglia l’anima e si scioglie solo quando nostro figlio o nostra figlia ci sorridono o ci abbracciano. E il mio pensiero va a tutti quei bimbi che non ci sono più, i cui genitori nonostante tutte le cure e l’affetto non hanno avuto la possibilità di vederli crescere, ma il cui ricordo è indelebile nei loro e nei nostri cuori, anche loro come tutti sono un po’ figli nostri.

La realizzazione di questo piccolo volume non è stata un’opera facile…Nonostante le buone intenzioni, quasi tutti gli autori, i protagonisti delle storie, si sono fatti pregare, sollecitare, sono stati incalzati dalle mie richieste ripetute nel tempo e finalmente abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati e un numero sufficiente di testimonianze. Alcuni erano più entusiasti, altri più restii, qualcuno ha scritto molto o moltissimo, altri un po’ meno. La vita quotidiana, gli studi, il lavoro, lo sport sono oggi diventati per loro attività prioritarie che non consentivano spesso di trovare uno spazio per il ricordo. Ricordo spesso doloroso, motivo che ha spinto alcuni a non voler offrire la propria testimonianza di un’esperienza che giustamente si vuole cercare di dimenticare, perché sentita ormai come un passato lontano. Altri ragazzi, invece, hanno condiviso le mie ragioni, le ragioni del cuore…, contribuendo così a dare una speranza, a stendere una mano verso quelle famiglie che oggi si sentono disperate. Questi ragazzi hanno creduto che la loro testimonianza positiva potesse aiutare e donare fiducia ad altri e condurli più facilmente verso la via della guarigione. Il percorso di malattia è lungo e difficile, ma a volte fatto anche di episodi divertenti, di familiarità, di fratellanza e di rapporti d’amicizia che non si sono mai sciolti. Sono i rapporti nati in reparto, in corsia, fra una flebo e un piatto di spaghetti, tra una partita a play station e una trasfusione, sia tra i pazienti che tra i genitori. E’ anche questo quello che si legge tra le pieghe dei racconti….Ogni ex paziente quindi ha espresso liberamente le sue idee e ha scritto ciò che voleva e il risultato, a mio avviso, è una raccolta commovente e suggestiva, toccante non solo per coloro che forse, anche solo trasversalmente, si sono trovati ad affrontare problematiche uguali o simili, ma anche per quelli che fortunatamente quest’esperienza non l’hanno vissuta e appunto per questo dovrebbero essere spinti ad apprezzare ancora di più la vita.

Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a far sì che questo mio piccolo sogno si realizzasse: i ragazzi innanzi tutto e le loro famiglie, l’Associazione Genitori Carmine Gallo onlus, cui andrà tutto il ricavato delle vendite del libro, l’editore Franco Di Mauro che con molta semplicità, disponibilità e sensibilità ha voluto contribuire a rendere concreto questo progetto.

 

Paola Ragni
Vice-presidente
Ass.ne Carmine Gallo onlus

Il Filo Rosso

Prefazione

E’ bello poter leggere i racconti di ragazzi, alcuni di loro invero già adulti, che hai conosciuto in un periodo non facile della loro vita, più o meno lontano, ma ormai “passato da raccontare”. Quando mi è stato chiesto di scrivere qualche riga di presentazione ho fatto uno dei tanti errori che compio quotidianamente: ho accettato, senza riflettere sul fatto di essere uno scrittore molto peggiore dei ragazzi autori di questi brevi racconti di vita. Così mi è tornato in mente un episodio di qualche mese fa. In uno dei miei tanti pomeriggi di ospedale sono entrato, quasi per errore, in una stanza ove era in corso una riunione cui partecipavano alcuni volontari ed una serie di giovani che non conoscevo. Chiesi scusa del disturbo e stavo per andarmene quando: “Dottore, ma non ci saluta neanche!” ?????????? “E chi sono?” mi domandai. Frenetico lavoro mnemonico ma… niente! Poi vedo Riccardo, poi Livia, poi Nico… mamma mia! Non avevo riconosciuto i miei bambini! Sono invecchiato, pensai. O forse no, sono loro che sono diventati giovani adulti, ormai dentro, da protagonisti della loro vita. Ecco il senso del nostro lavoro, ecco il regalo più grande che noi riceviamo da loro. Questi loro diari, racconti, testimonianze, chiamiamoli come vogliamo, sono certo belli, di conforto a chi ha ancora da affrontare un percorso difficile di cui questi ragazzi testimoniano un esito positivo, ma sono anche un regalo a noi cosiddetti operatori sanitari. Senza Livia, Nico, Riccardo e tanti altri la nostra vita sarebbe una sconfitta, direi una disfatta su tutti i fronti; loro invece sono la nostra “benzina” per andare avanti. Quindi grazie a voi e a quelli che verranno, Ciro, Giovanni, Anna, Vincenzo, Luigi, Martina… che tra tanti anni racconteranno ai loro nipoti: “Tanti anni fa vostro nonno si ammalò e fu portato dai bisnonni in un piccolo Ospedale che aveva un panorama eccezionale sul mare dove un medico con pochi capelli bianchi ci accolse…”.

 

Napoli, 30 ottobre 2010

Giuseppe Menna
Pediatra Ematologo
Ospedale Pausilipon di Napoli